SPLENDIDA INDOCINA

 

           

                                     

                                                                 

                                                   SPLENDIDA INDOCINA

*) VIETNAM: IL NORD

E finalmente il 20 novembre è arrivato!
Già da una settimana le valigie sono in lavoro, ma attualmente ore 8.30 c'è ancora qualche modifica da fare. Squilla il telefono: è Thuy Duong la nostra consulente del Vietnam che tutta premurosa ci raccomanda di prenderci una giacca pesante perchè ad Hanoi è arrivato l'inverno (16°!!!).
Riusciranno i nostri eroi a raggiungere puntuali il treno delle 9.40? Certo che sì! Un bel Freccia Bianca preso con l'offerta a 8 euro la settimana prima è pronto ad attenderci. Tutto in orario: treno, navetta e aereo! Partiamo da Venezia alle 14.40 ed io quasi già sonnecchio, che dire, l'aereo mi fa questo effetto!
Un volo tranquillo e arriviamo a Doha verso le 23 locali per ripartire all'1.15 alla volta di Hanoi, dopo uno scalo tecnico senza sbarco a Bangkok.
Giungiamo a destinazione verso le 15 di giovedì 21 novembre (nostre 22) e dopo il disbrigo delle procedure del visto, un bell'adesivo che riempie una pagina intera del passaporto e ritiro dei bagagli, cerchiamo il cartello che indica i nostri nomi.
Un giovanissimo ragazzo almeno per noi, la nostra guida Nguyen ci accoglie con un radioso sorriso. Scopriremo in seguito che il significato del suo nome è Desiderio e che ha 27 anni. Successivamente continueremo a non identificare l'età perchè i vietnamiti mostrano sempre meno anni di quelli che hanno, che abbiano fatto un patto con il diavolo?
Non vedo l'ora di raggiungere l'albergo e farmi una bella doccia!
Speranza vana, veniamo caricati su una comodissima Toyota, modello non importato in Italia, e catapultati tra le vie caotiche della vecchia Hanoi. Siamo letteralmente travolti da migliaia di motorini strombazzanti che sfrecciano in tutte le direzioni, non rispettano il senso di marcia, non si fermano in prossimità delle righe pedonali, disegnate presumo per abbellire in nero asfalto, ma che fortunatamente rispettano il limite di velocità.
Mi aggrappo a Desiderio che rimane un po' stupito (che vuole questa tardona?) chiudo gli occhi e vado! Un dedalo di viuzze con negozietti stipati uno accanto all'altro ed ogni via vende un unico prodotto: c'è la via della seta, quella del bambù, dell'argento, dell'incenso e così via e non mancano i venditori del "take away", spiedini di non si sa che cosa, pannocchie arrostite, il famosissimo pho (brodo di verdure, ossa e noodels di riso che ogni famiglia si tramanda di generazione in
generazione custodendo gelosamente l'ingrediente segreto) e l'immancabile riso al vapore.
                                                                                               
Verso le 19 siamo davanti al teatro delle marionette sull'acqua. Fortunatamente lo spettacolo inizia subito e devo dire che è carino, per noi una novità. Nascosti dietro la scena i marionettisti sono immersi fino alla vita nell'acqua e manovrano le loro marionette di legno seguendo il ritmo della musica tradizionale: draghi che sputano fuoco, fumi, fuochi d'artificio aggiungono fascino alla rappresentazione.
Dopo un'ora circa Desiderio ci preleva per accompagnarci a cena e qua ci sarà la prima sorpresa dei saporiti menù vietnamiti. Assomigliano un po' alle portate dei ristoranti cinesi ma come sapore sono completamente diversi. Squisiti involtini primavera, tofu sapientemente preparato in modi diversi, verdure e spaghetti di riso saltati in padella, il tutto accompagnato da deliziose salsine ed innaffiato dalla birra locale che prenderà di volta in volta il nome della città produttrice: Hanoi, Hue, Saigon e così via. Ovviamente manca il pane, anche se i francesi hanno lasciato l'impronta delle loro baguette nei vari negozi ma che a noi non verrà concesso. Non manca però il relativo sostituto: il riso al vapore che ci sarà servito per tutta la durata del viaggio.
Finalmente, siamo pronti a raggiungere il sospirato hotel! Veniamo informati di avere la stanza migliore, dotata di Jacuzzi made in Cina, ma che non usufruiamo perchè troppo stanchi. Dobbiamo inoltre preparare la valigia da portare domani con noi per il viaggio in treno verso Sapa. Una veloce doccia e via a nanna. Domani altra giornata campale.
Alle 9 di venerdì Desiderio ci accompagna alla sede dell'Asiatica Travel dove facciamo la conoscenza di Thyu Duong, dopo aver saldato il viaggio ci immortalano in una foto con relativo logo che sicuramente verrà inserita nel loro sito (mi sarò fatta un trucco perfetto?).
Espletato il nostro dovere ci dirigiamo al Tempio della Letteratura costruito nel 1070 in onore di Confucio, che per oltre sette secoli servì da centro d'insegnamento per i futuri mandarini. Attualmente pullula, oltre ai turisti, di giovani vietnamiti che si cimentano in prove sulla futura festa di laurea.
                                                                                                 
Le ragazze sono molto graziose, magrissime nel loro elegante costume tradizionale, ma su tacchi a spillo vertiginosi!
Quindi è la volta del Mausoleo di Ho Chi Minh, della Pagoda su una colonna e del lago dell'Ovest con la Pagoda Trang Quoc e l'interessante museo etnografico dove oltre ai reperti di variopinti costumi, strumenti musicali,
attrezzi di lavoro e la pesca, troviamo anche varie tipologie abitative delle 54 minoranze etniche del Vietnam.
                                                                                                
Procediamo alla volta del lago Hoan Chiem dove attraversando il grazioso ponte del Raggio di Sole di un bel colore rosso si arriva al Tempio Den Ngoc Son, sul lago l'isolotto con la Torre della Tartaruga divenuta simbolo della città. Un altro giro nel quartiere vecchio e quindi, muniti di valigia per Sapa veniamo depositati nel ristorantino per la cena, dove riposeremo prima di raggiungere la stazione. Abbiamo il treno Fansipan, ma la scoperta è che la locomotiva è ovviamente una sola ma ciascun vagone prende il nome della relativa Azienda che lo propone: Livitrans, Tulico, Victoria Sapa, ecc. ecc. e ciascuno con il loro prezzo, ma la sostanza è la stessa. Prendiamo posto nella nostra cabina con mini cuccette (certo i vietnamiti sono piccoli e magri, ma noi...) e che divideremo con una coppia australiana mentre Desiderio sarà nella cabina accanto alla nostra. Bene o male riusciamo a dormire anche perchè ancora intontiti dal fuso orario.
Arriviamo a Lào Cai verso le sette del sabato e dopo l'arrembaggio al ristorante per la prima colazione con tavolo fortunatamente prenotato, si parte con una macchina privata alla volta di Sapa che raggiungiamo dopo un'ora.
Lasciamo la valigia nella hall dell'albergo e via alla scoperta della graziosa cittadina "svizzera". Nel 1922 divenne una stazione montana e i francesi ne fecero il loro rifugio estivo costruendo ville, alberghi, campi da tennis...

                             

Qua trascorreremo due giornate di camminate fra le splendide risaie a terrazza, alla scoperta dei villaggi che la circondano: Ta Van, Cat Cat, Ta Phin abitati dai colorati gruppi etnici Dao, Hmong, Thay, Giay ed una bella scarpinata sul Monte Ham Rong, parco nazionale con numerose specie di fiori e bellissimi panorami su Sapa. Le giornate sono state soleggiate: meglio così abbiamo portato i nostri giubbotti pesanti solo per "ossigenarli"!
Lasciamo Sapa con il treno notturno di domenica sera.
Questa volta dividiamo la cabina presumo con due vietnamiti, anche se nutro qualche dubbio perchè
uno dei due è abbastanza alto da toccare con i piedi le sponde della cuccetta, parlano l'inglese ma
non chiedo la loro provenienza. La nottata non è delle migliori, cullati da un ronf ronf vanamente cercato di chetare con il richiamo del gatto.
Il treno arriva puntuale alle 5.30 di lunedì 25 infilandosi tra le case che sorgono proprio lungo la ferrovia, in una Hanoi che si sta preparando ad allestire i ristorantini stradali per accogliere i primi contadini che portano a vendere le loro verdure.
La macchina ci aspetta per condurci ad un hotel dove avremo a disposizione una stanza per una veloce doccia e un nuovo allestimento di valigie per altri due giorni.

Alle 9 si riparte e dopo due ore arriviamo a My Duc. Un sampan ci conduce tra scogliere calcaree e sulle placide acque del fiume Yen arriviamo alla Pagoda dei Profumi: un insieme di santuari sul Monte Huong Tich. Salendo una lunga scalinata si raggiunge la pagoda Thien Tru, dove nei primi mesi di ogni anno migliaia di buddisti in pellegrinaggio invadono il sito con l'intento di ottenere perdono, salute, prosperità, fertilità e longevità. Un'ulteriore salita, agevolata questa volta da un'ovovia, ci porta alla pagoda Huong Tich, non dopo aver percorso però altri 120 gradini! Questa sacra grotta conserva numerose figure dorate di Buddha.
In serata arriviamo a Ninh Binh dove ci fermeremo per due notti! Che pacchia!
Il matrtedì 26, rifocillati da una colazione fatta esclusivamente per noi, unici ospiti dell'hotel consistente nel classico pane burro e marmellata con una baguette di 30 cm calda e croccante che non pesa più di 20 grammi, andremo alla scoperta delle bellezze circostanti Ninh Binh. Iniziamo dalla pagoda Bai Dinh, il complesso di templi più grande dell'Asia, la sua costruzione è iniziata nel 2003.

Ci colpiscono particolarmente le 500 statue dei monaci ciascuno con la propria espressione, esposti lungo i corridoi di questo complesso, la grande campana bronzea di 36 tonnellate e le enormi statue dorate dei Buddha. Ci dirigiamo poi verso il sito storico di Hoa Lu, costruito come capitale reale verso la fine dell'anno 1000 dalla dinastia Dinh.

 

                    

La giornata prosegue con l'escursione a Tam Coc, chiamata anche la Baia di HaLong terrestre. Numerose barchette di metallo spinte a forza di gambe da giovani donne, attraversano lunghe grotte tra sorprendenti affioramenti carsici. Breve sosta nella scenografica baia delle tre lagune, dove la nostra rematrice apre il “baule magico” dei tesori artigianali vietnamiti, ovviamente siamo terrorizzati che ci mandi a picco se non comperiamo qualcosa!. Scherzi a parte, un piccolo obolo supplementare va certamente dato a questi poveri rematori a cui il 70% del loro guadagno va al governo. Terminiamo con la pagoda di Bich Dong o Grotta di Giada, scavata a lato di un affioramento carsico.
Cena in hotel solamente per noi e alla quale avrebbero potuto partecipare altri due o tre ospiti vista l'abbondanza di cibo: gustosissimi gamberi grigliati, pasta saltata, diversi tipo di verdure, riso al vapore, ecc. ecc. Invano il simpatico "concierge tuttofare" ha cercato di insegnare a Gianni l'uso delle bacchette mentre io, modestia a parte, ho fatto buon uso della lezione. Ritorno in stanza e ulteriore preparazione di un borsone da portare con noi ad Ha Long per la crociera in giunca.
Il giorno seguente, dopo 4 ore di viaggio arriviamo a Vinh Ha Long per l'imbarco sulla Marguerite Garden, dove facciamo la conoscenza di una coppia di italiani, anche loro con l'Asiatica Travel e che incontreremo occasionalmente altre volte nel corso del viaggio.
Durante il percorso il cielo non promette niente di buono, infatti appena arrivati veniamo accolti da un potente acquazzone.
Prendiamo possesso della nostra cabina appena in tempo per indossare qualcosa di asciutto e recarci
a pranzo. Desiderio è riuscito ad imbarcarsi con noi: avremo in esclusiva la guida parlante italiano anche sulla
giunca! Dividiamo il tavolo con due ragazze australiane: esibisco il meglio del mio inglese ma finite le presentazioni, la descrizione dello svolgimento del rispettivi tour, delle nostre città di residenza, l'eccellenza dei piatti che ci vengono portati, il tutto si esaurisce.

E così mercoledì 27 la Marguerite Garden inizia la navigazione nella baia patrimonio dell'Unesco, disseminata da oltre 2000 isole calcaree. Fortunatamente l'acquazzone si trasforma in pioggerella e ci permette di scattare alcune foto. Raggiunta una laguna circondata da isolotti, una scialuppa ci porta a visitare la grotta Sung Sot. Percorriamo una scalinata che conduce alla prima delle tre enormi sale dove si trova una grande roccia a forma fallica, immortalata in tutte le angolazioni possibili da avide giovani donne.

La visita successiva è l'isola Ti Top. La sua cima offre la vista più spettacolare della baia di HaLong, ma per raggiungerla è necessario armarsi di tanto fiato e buone gambe, perciò desiderio preferisce attenderci sulla sottostante spiaggetta. La serata si conclude con una lezione di decorazione con frutta e verdura, cena a base di pesce e frutti di mare e a scelta: film documentario sul Vietnam oppure pesca al calamaro, che consiste nel gettare in acqua una lenza con amo agganciata ad una canna di bambù, operazione impossibile e pertanto l'opzione migliore è quella di dirigerci quatti quatti nella nostra cabina.
Al mattino la pioggia riprende incessante e armati di ombrelli come tanti funghetti ci imbarchiamo sulla lancia per visitare una caverna ricca di stalattiti, la Hang Luon. Il percorso è breve ma l'acqua che prendiamo è tanta!

Al rientro scuola di cucina e via, tutti a preparare i deliziosi involtini primavera che degusteremo a pranzo, finito il quale saremo già arrivati all'imbarcadero, pronti per dirigerci all'aeroporto. Lungo il tragitto avremo occasione di fermarci in una fabbrica di perle, una di ceramica, e ad un negozio di prodotti artigianali vietnamiti. Arrivati all'aeroporto ci troviamo con un bagaglio in più, il famoso borsone per la giunca.
Come le comiche di Chaplin cerchiamo di sbarazzarci dell'ulteriore ingombro dividendo il
contenuto nelle altre valigie prima del chek-in. Operazione riuscita! Sarà anche l'ultima: da ora tutti i bagagli viaggeranno sempre con noi. Saluti con una punta di commozione al caro Desiderio che ora potrà riprendere il suo vero nome Nguyen,
E così giovedì 28 lasciamo il Vietnam del nord esattamente una settimana dopo il nostro arrivo.

*) IL CENTRO

Il volo dura poco più di un'ora. Verso le 21 arriviamo a Hue' accolti da una pioggia che non ci abbandonerà per tutta la durata del nostro soggiorno in questa città. Facciamo la conoscenza della nostra nuova guida: Huong, tradotto in Profumo, una signora di età sempre indecifrabile, con due figlie di cui una sedicenne, fate voi. E' molto simpatica, chiacchierona, con una calcolatrice al posto del cervello, dice che ha imparato l'italiano in un paio d'anni studiando su internet, c'è da premettere che conosceva già il francese.
Ci accompagna all'hotel questa volta di dimensioni normali non alto e stretto, come la maggioranza delle costruzioni fatte per poter ridimensionare l'onerosa tassa sulla facciata, ma la vera sorpresa consiste nelle dimensioni della stanza: 60/70 mq, salottino d'entrata con tv e frigo, corridoio dotato di armadio a muro per tutta la sua lunghezza, bagno con vasca idromassaggio e doccia a parte, stanza da letto con ulteriore tv e frigo, peccato starci una sola notte.
Venerdì 29 novembre, iniziamo a visitare la città di Huè e la sua cittadella patrimonio dell'Unesco, enorme fortezza costruita nel 1805 dall'imperatore Gia Long con la città purpurea proibita che conteneva oltre 60 edifici, ora gravemente distrutti dai bombardamenti del 1968. segue il mercato Dong Ba dove compro i dischetti di farina di riso per fare gli involtini primavera,
dal momento che oramai sono diventata un'esperta,

 

                            

Villaggio di Thuy Bieu: questo eco-villaggio opera per una buona causa: aiutare i giovani ragazzi ciechi. Due di questi ci
regalano un rilassante massaggio tradizionale alle gambe ed ai piedi con erbe medicinali. La pioggia continua non ci permette di inoltrarci nelle piantagioni del villaggio, perciò proseguiamo verso la tomba di Minh Mang, una delle tombe reali più solenni con graziose sculture, stagni e giardini.
La bagnata giornata si conclude con una visita supplementare alla scenografica tomba del penultimo
imperatore Khai Dinh (1916-1925).

La mattina di sabato 30 partiamo alla volta di Hoi Han via DaNang. Sfortunatamente sempre a causa della persistente pioggia e nebbia, non si attraversa il Colle delle Nubi. Saremo premiati in altro modo: da ora non pioverà più! Arrivati a DaNang; visitiamo il museo di scultura Cham, fondato nel 1915 da un francese e che ospita la migliore collezione mondiale di opere del regno Champa, esistito in Vietnam per circa 1600 anni e caduto nel 1832. Le collezioni provengono dai vicini siti Cham di My Son, Tra Kieu e Dong Duong. Prossima tappa sono le Montagne di marmo, cinque formazioni rocciose dalle quali veniva estratto il marmo. Il recente uragano ha provocato danni alle strutture della zona, in particolare all'ascensore che porta a varie pagode e grotte.
Dal momento che questa visita non si può fare, Profumo, ci porta alla Dong Am Phù situata alla base di una di queste montagne. In questa grande grotta è stato rappresentato in modo curioso l'Inferno che a noi ricorda un po'
quello della Divina Commedia.

Prima dell'arrivo nella città vecchia di HoiAn, patrimonio dell'Unesco, ci fermiamo alla Pagoda Chuc Thanh eretta nel 1454 da un monaco cinese; di originale rimane solamente la porta principale. Depositiamo le valigie all'hotel e ci avventuriamo immediatamente nella graziosissima città importante porto commerciale dal 1500 al 1700.
Una doverosa sosta ad un laboratorio di seta e lavori artigianali ed eccoci pronti a gironzolare nelle stradine del centro,
fino al ponte coperto giapponese del 1593 per collegare il quartiere giapponese a quello cinese. Visita alla casa a due piani di Tan Ky eretta attorno ad un piccolo cortile, con raffinati intarsi di madreperla con poesie cinesi, quindi a quella di Phung Huong, sede della famiglia per otto generazioni. La casa è sostenuta da ottanta colonne di legno duro, nelle gallerie e nelle persiane alle finestre si nota l'influenza cinese. Infine alla sala assembleare della comunità cinese dove il clan sostenevano i marinai cinesi vittime di naufragi. Qui è venerata Thien Hau dea del mare.
La giornata ha termine con un giro in barca lungo il fiume Thu Bon. Al rientro HoiAn ci accoglie con le sue migliaia di lanterne illuminate. Ultimata la cena la stanchezza prevale su tutto e dopo i convenevoli saluti della buonanotte a
Profumo, la stanza al piano superiore sarà il nostro ultimo obiettivo.

*) IL SUD

Giubbotti, mantelle antipioggia e jeans definitivamente chiusi nel bagaglio fino al nostro (sigh! sigh!) rientro in Italia.
Domenica 1 dicembre salutiamo Profumo e lasciamo Danang con l'aereo delle 9.50 per arrivare a Saigon in meno di due ore di volo. A riceverci all'arrivo una dolcissima ed esile ragazza trentenne (ma ovviamente come tutti i vietnamiti non li dimostra) dal nome facile facile: My! Non ha bisogno dell'appellativo italiano, ma per coloro che volessero saperlo significa Novità in quanto proprio una novità per i suoi genitori che non l'avevano prevista, ma di sicuro accettata con gioia.
My ha fatto gavetta da autodidatta per diventare la brava guida che attualmente è. Tutt'ora abbiamo
un bella comunicazione di e-mail con lei. Ho Chi Minh, ma ancora Saigon per tutti, ci accoglie con i suoi altissimi grattacieli tra i quali svetta la Bitexco Financial Tower con i suoi 265 metri, i nuovissimi centri commerciali dalle marche più
prestigiose, eleganti edifici coloniali francesi, come la cattedrale di Notre Dame, la Posta Centrale, il teatro dell'Opera, l'ex Hotel de Ville, tanto per citarne alcuni. Avendo un solo giorno a nostra disposizione, ci siamo dovuti accontentare di visitare oltre al centro della città, il mercato Ben Thanh, ed il museo dei crimini di Guerra: le immagini esposte ci fanno capire l'inutilità di una così brutale guerra che ha sconvolto questo tranquillo Paese e che a distanza di 40 anni sta ancora lasciando effetti sulla vita di migliaia di persone e bambini innocenti, causate dalle potenti bombe al Napalm e dai gas altamente tossici.
La giornata si conclude con una romantica cena a bordo di un battello in navigazione sul Mekong,
davanti alla Sky Line di Saigon. Durante il viaggio fino a ad oggi la fortuna ci è stata amica, non ci sono state levatacce mattutine e così pure questa mattina di lunedì 2 non si parte prima delle 8.30. Meta i villaggi del delta del Mekong, precisamente quelli del fiume BenTre uno dei principali affluenti.

 

                     

Utilizziamo i più svariati mezzi di trasporto: automobile, barca a motore, barchetta a remi, moto taxi, traghetto e... piedi.
Visitiamo una fabbrica artigianale di mattoni, cotti come un secolo fa, un laboratorio per la lavorazione delle caramelle di cocco, ed un altro per la lavorazione delle stuoie e assaggiamo il latte di cocco bevendolo avidamente con una cannuccia direttamente dal frutto.

Anche se sperduti in un piccolissimo villaggio del delta il pranzo sarà ottimo come al solito,
gustiamo del pesce alla griglia, gli immancabili involtini primavera diversi sia da quelli del nord che
del centro e freschissime verdure saltate in padella. Non può mancare una rilassante escursione tra un labirinto di canali e palme prima di proseguire il viaggio.
Tre ore di macchina ci attendono per arrivare a Can Tho. In vista della città attraversiamo l'omonimo ponte inaugurato nel 2010, dopo un crollo catastrofico nel corso dei lavori nel 2007 che ha provocato 59 vittime e 140 feriti.

E' quasi sera e l'albergo ci accoglie per una veloce doccia rigeneratrice. Cena in un locale lungo il fiume e passeggiata romantica. Ma..... di romantico niente! La stanchezza prevale e ci riporta velocemente in albergo e quindi a letto..... per addormentarci quasi subito come orsi in letargo!
Il mattino di martedì 2, ci rechiamo al mercato galleggiante di Cai Rang. I venditori fanno la spola tra le barche scambiando o vendendo i loro prodotti ben esposti sul pennone della loro barca. Notevole ed interessante anche il mercato a terra dove centinaia di varietà di pesci vengono venduti ancora vivi. La mattinata si conclude con una sosta presso un lussureggiante frutteto dove assaggiamo la frutta appena colta.

Prima di lasciare definitivamente Can Tho verso Chau Doc, ci fermiamo all'antica casa Duong a Binh Thuy, costruita nel 1870 con architettura francese all'esterno ed in stile vietnamita all'interno, lasciata completamente intatta e sede di diversi film, il più famoso “L' Amante”. Lungo il percorso su nostra richiesta, tappa in un allevamento di coccodrilli per assaggiarne la tenera carne.
Arrivati a Chau Doc visitiamo i caratteristici allevamenti di pesce: enormi reti sono fissate sotto le case galleggianti, dove migliaia di pesci vengono allevati e nutriti con apposite pasture. La produzione annua può arrivare fino ad otto tonnellate.

Una breve sosta ad un villaggio Champa, la piccola comunità musulmana dei discendenti dell'antico regno è oramai ridotta in miseria. Ci rimane del tempo ed approfittiamo per fare una passeggiata nel centro di Chau Doc, soffermandoci alla pagoda Bo De Dao Trang, e poi a cena in un localino con My e l'autista, veniamo serviti con delle ottime specialità locali. Questa è l'ultima notte che trascorriamo in Vietnam ed un velo di tristezza scende su noi. Domani
con i lucciconi agli occhi saluteremo la nostra dolcissima My.

 
                                                                        SPLENDIDA INDOCINA
                                                                                    LA CAMBOGIA

Mercoledì 4 dicembre alle 7 lasciamo l'hotel diretti all'imbarcadero, un battello veloce ci condurrà a Phnom Phen in poco più di cinque ore. Carichiamo i bagagli e prendiamo posto assieme ad altri passeggeri. Comode poltroncine ci attendono sottocoperta, ma noi preferiamo rimanere sulle rigide panche esterne, per godere di tutto il panorama possibile.
Man mano che la navigazione sul grande Mekong prosegue il paesaggio cambia, coltivazioni e risaie si stendono a vista d'occhio. Scendiamo all'inusuale confine, una bambina ci corre incontro e vuole salire in braccio a Gianni,
mentre cani e polli scorrazzano indisturbati.
Concluse le pratiche per l'ottenimento del visto riprendiamo il viaggio. Qualcuno ci saluta dalla riva sorridendo. La navigazione continua su un fiume che in alcune parti sembra un lago, vista la lontananza tra le due sponde.

Il tempo trascorre veloce come il paesaggio; ora in lontananza si vedono già i grattacieli di Phnom Penh e la confuenza dei fiumi Tonlè Sap e Bassac nel Mekong. All'arrivo ad attenderci la nuova guida Mr. Iv So, ci accoglie calorosamente e rivolgendosi a me dirà “mia cara”come ad una persona amica. Un uomo molto loquace, parla un italiano spedito e conosce bene anche il russo avendo vissuto in quel Paese per alcuni anni.
Visto il leggero ritardo ci conduce immediatamente al Wat Phnom, costruito nel XIV secolo sulle rive del fiumeTonlè Sap per ospitare le statue del Buddha rinvenute dalla signora Duan Penh benefattrice e fondatrice della città. Segue la visita al Museo Nazionale, nel quale è esposta la più grande collezione di statue Khmer della Cambogia. E' la volta del Palazzo Reale edificato alla metà del 1800 e residenza ufficiale dall'attuale re Sihamoni.
Proseguiamo alla Pagoda d'argento che deve il proprio nome allo scintillante pavimento ricoperto da 5000 piastrelle d'argento, purtroppo con divieto di foto. Il tempo è tiranno e la sosta al Mercato Russo non si riesce più a farla.
 

Concludiamo con il Museo dei Genocidio Tuol Sleng, una vecchia scuola trasformata in prigione nell'ultima guerra e tristemente conosciuta come S-21 nella quale più di 17000 persone tra uomini, donne e bambini vennero imprigionati e torturati prima di essere trasferiti ai campi di morte di Choeung Ek. Alcuni balconi sono ancora avvolti dal filo spinato che impediva ai prigionieri di cercare una morte liberatoria. Nel 1975, a liberazione avvenuta, furono trovate solo 7 persone
ancora vive, sopravvissute grazie alla loro abilità come artisti o fotografi. Oramai è tardo pomeriggio e prima di proseguire verso l'albergo ci facciamo accompagnare direttamente in un grazioso ristorante sul fiume. Un sincero augurio va al Mr. Iv So con la speranza che il suo serio problema familiare possa essere risolto.
Alle 7,30 di giovedì 5, lasciamo la capitale cambogiana. Un lungo trasferimento di oltre 300 chilometri ci porterà a quella più antica del grande impero Khmer, la misteriosa Angkor. Alcune soste lungo il tragitto, una in particolare a Skun, dove deliziose prelibatezze mettono a prova il nostro coraggio!
Nel pomeriggio arriviamo a Siem Reap. In albergo ci accoglie Mr. Dara la nostra ultima guida. Prendiamo possesso della stanza, scarichiamo il bagaglio e dopo mezz'ora iniziamo subito dal sito più antico di Angkor, il GRUPPO di ROLUS risalente alla fine dell'anno 800, comprendente tre complessi principali: Preah Ko che significa toro sacro, dedicato agli antenati,

Bakong il tempio-montagna a cinque livelli a immagine del monte Meru dimora degli dei, nonché sepoltura del Re Jandravaman I e Lolei dedicato agli antenati del re, costruito su una collinetta artificiale al centro di un piccolo bacino.
Al rientro in hotel, risistemiamo alla meglio le valigie prelevando in necessario per gli altri 3 giorni che ci rimangono, chiudiamo e dimentichiamo il resto e ci prepariamo per la serata di Danze Apsare. Il locale è molto ampio e pullula di turisti, un grande self service anche con piatti pronti al momento, è in pieno lavoro. Le Apsare, antiche danzatrici celesti, si esibivano esclusivamente per il re. Durante il periodo del regime di Pol Pot si calcola che sia scomparso il 90% di danzatrici e musicisti ma grazie al Ministero della Cultura, si sono riusciti a rintracciare i pochi rimasti e creare
nuove scuole per il recupero di questa antica tradizione.
Dopo una tranquilla nottata, non c'è più “l'incubo valigia”, puntualissimi venerdì 6 ci rechiamo al nuovo appuntamento. Ci sentiamo come due importanti divi degli anni '50, l'autista e la guida ci aprono sempre premurosamente le portiere. Altra nota degna di elogio a Mr.Dara è quella di poter farci cogliere le migliori inquadrature per le nostre foto e non di meno quella di arrivare alcuni minuti prima dell'orda turistica coreana e cinese con ombrelli-parasole sempre aperti. Il primo sito è ANGKOR THOM con il Prasat Baksei e l'imponente Porta Sud.
Il Bayon simbolico tempio-montagna su tre livelli con oltre 200 facce enigmatiche, notevoli i bassorilievi di questo tempio con immagini di battaglie e vita quotidiana. Il Baphuon, sul cui lato ovest si trova una grande raffigurazione del Buddha disteso, forse collocata successivamente alla sua costruzione, poiché il tempio in origine era dedicato a divinità indù.
Il Phimeanakas tempio-palazzo reale del X secolo con cinque entrate. Le scale fiancheggiate da leoni s'innalzano sui 4 lati con al vertice degli elefanti. La lunga Terrazza degli Elefanti collega per oltre 300 metri il Baphuon alla Terrazza del Re
Lebbroso. L'utilizzo originario era quello di palco reale durante le parate o per assistere agli spettacoli dei funamboli che si esibivano sulle Torri di Prasat Suor Prat
La Terrazza del Re Lebbroso crematorio dell'aristocrazia, sulla cui cima si trova una statua ritenuta l'immagine del re che secondo la leggenda era affetto da tale malattia, in realtà e la rappresentazione del dio della morte Yama, l'originale è conservata al Museo di Phnom Penh.
Dopo una sosta per bere un frullato squisito e riposarci dai numerosi gradini fatti, ci dedicheremo al più grande complesso religioso al mondo: ANGKOR WAT. Al centro s'innalza un tempio a cinque torri rappresentante il Monte Meru , le mura esterne e il fossato rispettivamente il confine del mondo e l'oceano cosmico. Lungo tutte le pareti della galleria esterna, sono scolpiti dei bassorilievi raffiguranti sensuali apsara, fieri guerrieri armati di tutto punto e immagini del re Suryavarman II che nel XII secolo ne iniziò la costruzione.
Al rientro in hotel, chiediamo alla nostra cortese guida la possibilità di poter visitare Banteay Srei ritenuto da molti uno fra i più interessanti, non compreso nel programma. Essendo il luogo un po' distante da Siem Reap ci viene chieso un sovraprezzo, ne varrà sicuramente la pena! Ceniamo in un grazioso ristorante del centro, assaporando altre prelibatezze khmer e concludiamo la giornata con una passeggiata nel centro oramai turistico e ricco di prestigiosi hotel e ristoranti, e
provando l'ebbrezza del viaggio in “tuk tuk” nel ritorno!

La mattina di sabato 7, si inizia con il GRANDE CIRCUITO. La prima sosta è al Pre Rup. Il nome moderno del tempio significa "girare il corpo" e riflette la credenza comune tra i Cambogiani che presso il tempio venissero svolte cerimonie funebri di cremazione, durante le quali il defunto (o la sua sagoma disegnata tra le ceneri) veniva girato a turno verso i punti cardinali. Quindi la piccola deviazione per la visita supplementare a Banteay Srei o Cittadella delle donne in
rara arenaria rosa è la più alta espressione di arte angkoriana. Costruito nel 967, non era destinato al re ma dedicato completamente a Brahma, mentre i santuari a Shiva e Vishnu.
Riprendiamo il programma originale continuando con il Mebon Orientale del 950, circondato in origine da un grande lago artificiale in grado di irrigare le risaie necessarie al fabbisogno di un milione di persone, le gradinate sono fiancheggiate da elefanti e leoni in arenaria. Passiamo al Ta Som tempio minore che rimane nella memoria soprattutto come dimostrazione della forza della natura rappresentata dall'albero che ghermisce la porta d'ingresso.

L'ultimo sito prima della sosta-riposo è il Preah Neak Pean. Due serpenti arrotolati alla base del tempio ne danno il nome; un tempo dai quattro doccioni rappresentanti un uomo, un leone, un cavallo ed un elefante, sgorgavano le acque sacre per curare i devoti. Al termine del breve riposo ci attende il PICCOLO CIRCUITO co il Preah Khan, uno dei complessi architettonici più estesi di Angkor, costruito verso la fine del XII secolo da Re Jayavarman VII su un solo livello, non presenta cioè i livelli sovrapposti caratteristici dei templi montagna.
Poco distante si trova il Ta Prohm o monastero reale, reso famoso dalle avventure di Lara Croft e Indiana Jones. In origine antico monastero buddista del 1178, i lavori di restauro sono stati ridotti al minimo per mantenere la struttura così come trovata all'origine. Le radici gigantesche che ancora oggi sembrano impossessarsi avidamente dei templi creano uno spettacolo unico e misterioso.

Lasciato questo sito ci rechiamo al Banteay Kdey, cittadella delle celle, tempio buddista del XII secolo. La maggior parte del tempio è costruito in arenaria rossa. Di fronte a questo tempio si trova il lago artificiale di Srah Srang, il bagno reale che misura 700 mt per 350 mt. e come altri baray fu costruito anche per l'irrigazione dei campi.
L'ultima visita è dedicata al Prasat Kravan del X secolo, uno dei più piccoli di Angkor dedicato a Vishnu. Le pareti in mattoni ornate da bassorilievi sono di pregevole fattura ed unico esempio di questo tipo di arte.
Domenica 8 dicembre si conclude il nostro meraviglioso viaggio, la partenza è prevista in serata. In mattinata ci rechiamo alla Scuola d'Artigianato, famoso luogo dove sono riunite persone con seri problemi che grazie ad abilità di esigenti insegnanti riusciranno forse avere una vita migliore; creano oggetti molto belli e di ottima fattura. Concludiamo con una breve escursione ai villaggi galleggianti dei pescatori sul lago Tonlè Sap ed alle case su palafitte.
Pomeriggio libero fino alle 17, con il caldo che fa preferiamo trascorrerlo accanto alla piscina dell'albergo, sorseggiando un ultimo succo di cocco fresco.

Puntuale l'aereo parte alle 19.30 da Siem Reap per arrivare a Bangkok un' ora dopo. In aeroporto troviamo libere due chaise loungue che ci permetteranno di dormire per quasi cinque ore. La partenza per Doha è prevista alle 2.10 e l'arrivo alle 5.15. Altre quattro ore di sosta, poi la coincidenza per Venezia, dove arriviamo alle 13.40 di lunedì 9 dicembre.
Alla stazione ferroviaria una “gradita sorpresa”: è in corso guarda caso uno sciopero dei treni!! Che la fortuna ci abbandoni all'ultimo miglio??? MA NO!!! Il nostro treno è regolare.
Nel tardo pomeriggio siamo a casa: clik la serratura si apre e tutto finisce, o quasi, restano le foto e tanti bei ricordi di un viaggio andato nel modo migliore grazie alle nostre insuperabili guide, alla cordialità del popolo indocinese ed alla programmazione perfetta dell'Asiatica Travel.


Alla prossima da Mirella e Gianni.
Dicembre 2013